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Oltre 12 milioni di euro di profitti illeciti, 150.000 tonnellate di fanghi contaminati da metalli pesanti, idrocarburi ed altre sostanze inquinanti (l’equivalente di circa 5.000 TIR), spacciati per fertilizzanti e smaltiti su circa 3.000 ettari di terreni agricoli nelle regioni Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna: sono questi i numeri dell’imponente traffico illecito di rifiuti, realizzato tra il gennaio del 2018 e l’agosto del 2019, su cui si sono concentrate le articolate indagini svolte dai Carabinieri Forestali del Gruppo di Brescia coordinati dal Sostituto Procuratore della Repubblica dott. Mauro Leo Tenaglia.


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In prosecuzione dell’attività che ha condotto le fiamme gialle di Rovigo nel febbraio scorso all’esecuzione di un sequestro preventivo per un valore di oltre 14 milioni di euro, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Rovigo ha dato esecuzione, con la collaborazione di vari reparti del Corpo attivati a livello nazionale, ad un ulteriore decreto di sequestro preventivo.



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Svolte articolate attività di indagine dei Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Catania, con la collaborazione e il supporto dello SCICO (Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata), coordinate dalla Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia.



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I militari del Comando della GdF di Milano, su delega della locale Procura della Repubblica, stanno eseguendo un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali nei confronti di 16 soggetti e un sequestro preventivo, in via d’urgenza emesso dal PM, su beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di circa 1,7 milioni di euro.






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Nel Lazio – informa l’ ANSA – al 10 gennaio, su quasi 12 mila tamponi (-276) si registravano 1.746 casi positivi (+203; la percentuale quindi è leggermente superiore al 16%), 17 i decessi (-37) e +1.113 i guariti. Diminuiscono i decessi, ma aumentano i casi, sia in valore assoluto che in percentuale: se però consideriamo anche i tamponi antigenici, peraltro ancora complessivamente ritenuti tamponi “di serie B”, rispetto ai molecolari (la questione, però, è ancora aperta nella comunità scientifica), la percentuale scende al 6,3%.